Anish Kapoor al San Giorgio Maggiore di Venezia
Ci sono probabilmente pochi artisti nell’attualità che raccolgono più consenso dal pubblico unanime e dalla critica come lo scultore e architetto (e a volte anche mago illusionista, per l’indimenticabile e ispiratoria maniera di alterare lo spazio e le nostre percezioni sensoriali ad esso legate) Anish Kapoor, nato a Bombay nel 1954.

La sua attività artistica è capace di fecondare anche le pareti e i muri più solidi e impenetrabili, esattamente come molti suoi pezzi sembrano fecondati dallo stesso spettatore, che ingoiano e accolgono miracolosamente al loro interno, dove non è strano sentire, anche se per brevi attimi, l’incontro con la vibrazione essenziale del mondo che crea l’illusione delle forme e la materia che disfa la divisione tra interiore ed esteriore. Anche le sue opere con minore capacità interattiva non hanno niente da invidiare a più maestose produzioni, e ci offrono un ampio ventaglio di sensazioni nuove e sconosciute.
E’ questa strana mistura di gioco, misticismo e incanto che provocano il fascino nello spettatore, che sperimenta inevitabilmente, davanti alla nuova esperienza delle sue opere, uno stato di arricchimento interiore raggiunto tramite alterati stati di coscienza.
La funambolica e sonnambula Venezia, e al suo interno l’architettura miracolosa della Basilica di San Giorgio Maggiore (Isola di San Giorgio Maggiore, 30124), opera dell’incomparabile Palladio (1508-1580), sono lo scenario perfetto per una delle sue installazioni più memorabili, la vaporosa ed eterea “Ascensione”, Esposta per la prima volta alla Galleria San Gimignano nel 2003, e ora può essere ammirata alla Biennale di Venezia a San Giorgio Maggiore, che per la prima volta nella sua storia accoglie al suo interno una mostra d’arte contemporanea, che sarà ospitata fino al prossimo 27 novembre.
La bassilica di San Giorgio Maggiore non rappresenta soltanto una parte sostanziale dell’immagine urbana della capitale del Veneto, con la sua facciata di una bellezza piena e stupefacente, ma rappresenta anche, in virtù della sua perfetta elaborazione di spazio interno, un punto di riferimento nell’evoluzione dell’architettura europea comparabile solo all’intervento di Michelangelo nella Basilica di San Pietro a Roma.
Tutta la ricchezza architettonica di questa monumentale basilica, inclusa l’illusione ottica di prolungamento di una navata trasversale, già di per sè considerevolmente ampia (al punto da dare quasi l’impressione di essere una struttura a sè stante), che ci dà la sensazione falsa di trovarci in un edificio a pianta a croce, e converge prodigiosamente nella cupola dell’altare, dove l’edificio fa esplodere tutta la sua forza centralizzante.
Ed è precisamente lì, alla base dell’altare, che l’installazione di Kapoor libera un’esile spirale di fumo che si avvia lunga una strada ascendente verso la cupola.
A giudicare dalle sue stesse parole, raggiungere il limite che delimita ciò che è da ciò che appare, varcare quel limite per poi tornare indietro repentinamente, in un continuo altalenare, è ciò che rappresenta la maggior parte delle sue opere. L’idea della trasformazione dell’immateriale in un oggetto è quello che interessa l’artista anglo-indiano. In questo caso, il fumo si trasforma in una colonna, fenomeno che ricorda l’episodio di Mosè che seguiva una colonna di fumo, una colonna di luce, nel deserto.
Paul Oilzum
Non c’è mai stata una motivazione valida per non visitare la basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia. La mostra di Kapoor non può che essere un altro motivo per godere della bellezza di questo edificio. Affitta appartamenti a Venezia e visitala senza esitare.
Tradotto da: 2Z
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Tradotto da: Sodapop







